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Al Luna Park di Via Fornovecchio, proprio in fondo al piazzale tra il chioschetto dello zucchero filato e la “casa degli spettri”, si trova una giostra molto particolare.

L’aspetto di questa giostra, tuttavia, è abbastanza comune: la struttura, di legno pregiato e metallo laccato, è di forma circolare e, con un diametro di circa quindici metri, è dotata di un motore elettrico la fa ruotare dolcemente su se stessa in senso orario; la copertura, anch’essa di legno, ricorda il cappello di un fungo, sia per la forma che per il colore rosso acceso. Sul piano rotante, fissati a dei lunghi pali che percorrono l’intera altezza della giostra, ci sono una serie di cavalli di legno basculanti, verniciati con colori sgargianti e adornati da fiocchi, nastri e perline.

Poi, accanto alla struttura principale c’è un piccolo casottino dove il Signor Enrico, che gestisce la giostra da più di quarant’anni, distribuisce i biglietti d’ingresso, aziona gli ingranaggi, e manovra un vecchio grammofono a manovella che diffonde le melodie un po’ antiquate che accompagnano le piroette dei cavallini di legno. 

Beh? C’è bisogno di scrivere una favoletta su una vecchia giostra di cavalli come ce ne sono a centinaia in tutti i parchi di divertimento del mondo? Così credevo anche io, prima di sperimentare in prima persona la vera anima di questo prodigio misterioso.

Dopo aver pagato la tariffa indicata dal listino esposto a fianco del casottino, mi piazzo su uno dei cavallini e aspetto che i vecchi ingranaggi si mettano in moto. Lentamente si parte, la musica incomincia a gracchiare monotona da un vecchio altoparlante e … via! La giostra comincia a ruotare all’impazzata a più non posso e all’improvviso mi trovo tra le stelle a manovrare una navicella spaziale in rotta verso il pianeta Saturno. E dopo avere salutato gli anelli di questo strano corpo celeste, via con le comete millenarie negli abissi più profondi del cosmo alla ricerca dei misteri della vita e dell’infinito. E poi, bang! Più veloce della luce stessa mi ritrovo sulla luna, con una tuta spaziale color argento alla guida di un modulo da esplorazione che balzella tra un cratere e l’altro. E ancora Marte, Venere, Plutone e via, via tutti i pianeti del sistema solare, in un memorabile viaggio spaziale degno dei più grandi esploratori della storia. E il tutto nel giro di cinque minuti, ovvero il tempo di durata di questa attrazione fuori dal comune.

Come tutto è cominciato, così, la giostra s’arresta lentamente e mi accorgo di essere tornato sulla terra seduto su un vecchio cavallo di legno color del cielo. 

Finita la corsa di questo prodigio meccanico, mi dirigo tutto trafelato al casottino del Signor Enrico che, prima che possa esprimere il mio stupore e la mia felicità per quel viaggio meraviglioso mi blocca e mi dice: “Mi scusi tanto, ma sa, la giostra deve essere riparata. Pensi che io avevo ordinato una giostra con i cavalli di legno, e invece mi hanno consegnato questo simulatore di volo intergalattico! Insomma, altro che cavallini di legno! Questa è una giostra tutta sbagliata!”

A questo punto, non so più cosa pensare. Mi gratto la zucca e m’incammino verso casa pensando che se tutti gli sbagli e tutti gli errori che si commettono fossero come la giostra del Signor Enrico il mondo sarebbe un posto davvero divertente!
 
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