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Tanto tempo fa nel centro storico di Concisbona, una della città più grandi e note di tutta la Latvonia, si trovava una delle più antiche e fornite biblioteche di tutto l’emisfero occidentale. Colà, tra scaffali intarsiati e corridoi affrescati, il lettore più accanito poteva girovagare quasi all’infinito al fine di soddisfare la propria bramosia di sapere. In questo steri manto luogo di sapere non mancava praticamente nulla: trattati su come si costruiscono i cammelli a vapore, manuali sul corretto uso del formaggio per prevenire l’odore di piedi, romanzi d’avventura e di noia mortale, biografie di personaggi abbastanza interessanti, volumi storici scritti al contrario e poesie composte senza la lettere “erre”. Chiunque avesse avuto bisogno di informazioni o più semplicemente avesse voluto passare il proprio tempo libero immerso nella lettura sapeva dove trovare un rifugio letterario sicuro e ben fornito.

Mai nessuno, quindi, si sarebbe aspettato il disastro che accadde nell’estate del 1874. 

La chiusura giornaliera era avvenuta ormai da un pezzo e tutte le stanze della biblioteca si trovavano immerse nella penombra calda e rassicurante delle prime settimane di giugno. Ad un tratto, da un alto scaffale della sezione “Storia Naturale”, si fece avanti un grosso volume color vinaccia dal titolo “Etnografia del Dr. Schulz”, contenente diversi trattati sugli animali delle paludi. Il librone si sistemò su un leggio della Sala Grande ed incominciò ad arringare il resto dei volumi e dei tomi presenti in biblioteca in questo modo: “Fratelli e Sorelle! – proclamò con entusiasmo “Etnografia del Dr. Schulz” – Per troppo tempo noi libri abbiamo dovuto sopportare l’infinita solitudine della biblioteca! E’ giunta perciò l’ora di ravvivare la nostra esistenza noiosa e priva di eventi! E quindi, cari Fratelli e care Sorelle, scambiamoci il posto che ci fu assegnato sugli scaffali e così pure tutte le nostre copertine!” 

In poco tempo nelle grandi stanze della biblioteca di Concisbona – luogo normalmente silenzioso e pacifico – si scatenò il putiferio: intere enciclopedie scorrazzavano in tutte le direzioni in preda alla follia più totale; un dizionario di latino indossò la contro-copertina di un volume di giardinaggio, mentre un serio trattato di botanica prese il posto di una raccolta di poesie amorose. Romanzi di cappa e spada fecero comunella con alcuni manuali di trigonometria e un piccolo libello scherzoso si mise addosso la copertina della Codice Civile di Latvonia. L’ordine costituito venne rapidamente sovvertito ed ogni libro fu libero di posizionarsi dove più gli aggradasse, al fine di creare maggiore confusione possibile. E così fu. Il caos che ne scaturì fu davvero impressionante. 

La mattina seguente, quando la biblioteca venne riaperta al pubblico, ogni cosa sembrava normale: libri su libri, scaffali e parole, parole e scaffali. Tutto tranquillo, almeno in apparenza. Ma con le prime consultazioni ci si accorse immediatamente che qualcosa non andava: il Professor Sterzetti, desideroso di sapere di più sul tema dell’usucapione dei fondi montani, invece di un trattato di diritto civile, si trovò tra le mani una raccolta di racconti di pirati; il Marchese Pertichelli,  alla ricerca di una poesia d’amore da recitare alla sua promessa sposa, si ritrovò a declamare la ricetta per cucinare i cavoli in brodo. Insomma: i libri erano tutti sbagliati. I titoli non corrispondevano all’argomento trattato (figuriamoci i sottotitoli) oppure i volumi si trovavano nella sezione sbagliata e non c’era modo di concludere nessun tipo di ricerca bibliografica. 

In breve tempo la biblioteca non venne più utilizzata a causa della sua completa inaffidabilità: i suoi portoni e le sue finestre vennero sprangati e gli abitanti di Concisbona divennero in brevi tempo le persone più ignoranti di tutta la Latvonia, tanto che qualcuno tra di essi disimparò addirittura a leggere! 

Quando i libri si accorsero di quello che avevano combinato cercarono di porre rimedio in qualche modo, ma non ci fu niente da fare: senza un bibliotecario che ne curasse la classificazione neppure loro stessi sapevano più dove posizionarsi o quale fosse la loro copertina originale. 

Ancora oggi, se passate per Concisbona, ci si può imbattere in qualcuno di questi libri stramboidi: forse ne troverete qualcuno giù al lago intento nella pesca, o più probabilmente ce ne sarà sicuramente qualcuno al bar della stazione e, di fronte ad un bicchiere di vino rosso, ricorderà i bei tempi in cui era un rispettato volume di architettura.
 
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