| 21. MACISTE CONTRO IL CAMMELLO VLADIMIRO |
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Maciste era l’uomo più forte del mondo. Si dice addirittura che nelle sue giornate di forma migliore riuscisse a sollevare con una mano sola l’intero palazzo del Re di Tebe e a rimetterlo a posto nelle sue fondamenta. Ma forse questa è solo una leggenda un poco esagerata. Fin dalla tenera età aveva dato segni inequivocabili della sua forza straordinaria: pensate che una volta, quando era ancora in fasce, trainò per sessantadue chilometri con le sue braccia la vecchia Ford Fiesta di famiglia che era rimasta senza benzina sull’Autostrada Corinto – Forlì. All’età di quindici anni, quando frequentava la Scuola Professionale per Forzuti e Tornitori, riuscì a sollevare se stesso prendendosi per i capelli. Quando divenne maggiorenne fu chiamato a svolgere il servizio militare e, una volta arruolato nell’esercito del Peloponneso, sconfisse da solo la formidabile armate del Re di Persia. Maciste era talmente forte che doveva fare attenzione a quando bussava alle porte perché, se era un po’ distratto, poteva accadere che sfondasse gli stipiti, le cornici ed intere porzioni di palazzi. Quando saliva sull’autobus doveva fare attenzione a non piegare i gradini sotto il suo peso e quando sfogliava l’elenco del telefono di solito lo faceva a coriandoli talmente piccoli che non riusciva mai a trovare il numero che cercava. La sua potenza sovraumana lo fece diventare in breve tempo l’indiscusso campione di lotta di tutta l’area del Mediterraneo. Avevano provato a sconfiggerlo in tanti: gli esperti lottatori Dalmati, con la loro tecnica fatta di salti ed agilità, i temibili guerrieri dei Monti dell’Atlante dotati di corazze d’oro e scudi d’argento e addirittura anche il Grande Balzario, cugino di secondo grado di Ercole e allievo dell’Imperatore della Cina. Nessuno aveva mai sconfitto Maciste poiché era impossibile resistere ai suoi movimenti precisi ed inesorabili; la forza che riusciva a sprigionare dalle sue possenti mani pareva quasi che venisse da un altro mondo. Col passare delle vittorie e del tempo nessun uomo voleva più sfidarlo e così si cimentarono nell’impresa anche gli animali più forti e feroci. La Tigre Palmira, terrore di tutta l’India, cedette dopo soli tre round; il Leone Graziano, campione di judo del Katanga, ebbe maggior fortuna: tuttavia, allo scoccare della seconda ora di lotta, dovette cedere ad una presa di sottomissione che Maciste applicò con estrema precisione alle sue zampe posteriori. In seguito vennero sconfitti in rapida successione sei leopardi del Lago Tanganica, un intero branco di sciacalli, tre iene ridens che subito dopo non trovarono la cosa affatto divertente e si misero a piangere, un orso bruno, un orso viola e un orso a pois. Dopo queste dimostrazioni di forza assoluta il Comitato Olimpico decise di riconoscere a Maciste il titolo di “Re Forzuto” e di premiarlo con una targa ricordo e un buono d’acquisto del valore di 250 Euro da spendere presso il Centro Commerciale “Spendimeglio”. Durante la cerimonia di premiazione – organizzata in pompa magna presso una grande villa di Cartagine di Sotto e alla quale Maciste si presentò con un frac dalle code lunghissime – accadde l’inaspettato. Dalla folla si fece avanti Vladimiro, un simpatico cammello del deserto del Maghubi: “Maciste – disse deciso il cammello – tu hai battuto gli uomini e gli animali più forti, ma non potrai dire di essere un vero Re se prima non batti me, Vladimiro il Cammello”. A queste parole tutta la folla presente incominciò a ridere a crepapelle: “Ma come? Un cammello contro Maciste?” – si sentì dire tra le risate – “Non lo sai forse che Maciste ha sconfitto con una mano sola e l’influenza la Pantera con la Pancera? Lascia perdere e torna da dove sei venuto”. Vladimiro non si fece scoraggiare e insistette a tal punto che Maciste si tolse il frac ed accettò la sfida. Appena suonato il gong Vladimiro scappò di corsa verso il deserto facendo in modo che Maciste lo seguisse sempre a debita distanza; passarono i minuti e le ore e i giorni e Maciste ancora non aveva raggiunto Vladimiro che continuava di buona lena a macinare chilometri di steppa e di deserto. Il sole, il caldo e la mancanza d’acqua fecero il resto: Maciste, esausto e quasi completamente disidratato crollò di botto a terra, come se fosse svenuto. Vladimiro – approfittando della situazione favorevole – si avvicinò all’omone forzuto e gli assestò un debole buffetto sulla guancia sinistra. Tanto bastò per mettere “kappa-ò” Maciste: il grande, l’imbattuto Maciste. I giornalisti sportivi e tutte le tivù non parlarono di altro per settimane: là dove avevano fallito i migliori atleti e gli animali più feroci era riuscito un semplice cammello. Lo stupore fu tanto ma Maciste, che in fin dei conti era una gran brava persona, riconobbe da vero uomo la sconfitta: “Caro Vladimiro, mi devo inchinare di fronte alla tua furbizia – dichiarò con tono roboante il forzutissimo lottatore – sapevi che se tu mi avessi affrontato a viso aperto ti avrei spazzato via in pochi secondi ma la tua umiltà ti ha permesso di conoscere i tuoi stessi limiti e ti ha reso al contempo consapevole dei tuoi pregi migliori. Attirandomi nel deserto mi hai indebolito e hai approfittato della situazione con astuzia e sagacia”. Vladimiro comprese la sportività di Maciste: “Cari uomini e cari animali, in realtà vi ho dimostrato che la forza pura, non importa quanto poderosa, non può competere con l’intelligenza. Ma senza la forza il mondo non potrebbe mai progredire. E’ per questo che ho deciso di dividere il titolo di “Re Forzuto” con lo stesso Maciste”. Maciste e il cammello Vladimiro andarono quindi insieme a spendere il buono d’acquisto al Centro Commerciale “Spendimeglio”: Maciste si comprò un lettore dvd mentre Vladimiro decise di acquistare un frullatore per sé e un tostapane per sua Zia Carolina. La folla festante suggellò questo incontro così particolare con un’ovazione che fece tremare perfino le montagne: da quel giorno Forza ed Intelligenza diventarono alleate e il mondo godette di Mille anni di pace e prosperità. |
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