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19. CONFUSIONE GRAMMATICALE PDF Print E-mail
Le favole e i racconti – si sa – sono una gran bella cosa. Ci permettono di conoscere vicende fantastiche e avventure mirabolanti di re e regine, principi e ranocchi, maghi e carciofi, spazzolini da denti e cavalli alati. Ci fanno volare con la fantasia e ci permettono di sognare ad occhi aperti, fintanto che non si va a sbattere il muso contro il palo del semaforo. Addirittura, leggendo una favola, si rischia pure di imparare cose importanti, come il valore dell’amicizia, i pericoli dell’egoismo e i rischi connessi all’utilizzo di un frullatore iper-tecnologico.

La magia della favola e del racconto fantastico iniziano quando ad uno scrittore viene l’ispirazione. Una bestia davvero strana questa “ispirazione”; quando la cerchi non la trovi e quando non ti serve arriva veloce a morderti il didietro! Quindi, se vogliamo continuare a leggere queste avventure strampalate ed affascinanti, dobbiamo sperare che agli scrittori venga sempre l’ispirazione e che non si perdano in passatempi certamente divertenti ma inutili dal punto di vista della produzione favolistica, come quando il sottoscritto si perde per ore ed ore al Bar del Beppo a giocare a flipper con gli amici. Bello il flipper, ma più flipper = meno favole.

Poi, bisogna ringraziare gli editori, ovvero quei signori che investono i loro soldini per stampare e distribuire i libri. Senza di essi le nostre favolette potrebbero essere lette al massimo da due o tre bambini che si passano le poche copie disponibili di mano in mano.
E ancora, ci pare opportuno ringraziare i librai, che mettono a disposizione di tutti il loro lavoro e le loro capacità per venderci quando vogliamo i libri più diversi ed introvabili, come quando il mio amico Gianluca aveva ordinato con successo un manuale su come svitare i sogni.

Quindi, se non mi sbaglio, per ogni favola che leggiamo dobbiamo ringraziare lo scrittore, l’ispirazione (che abbiamo capito essere nemica del flipper), l’editore, il libraio e poi ancora lo stampatore, il distributore, il bibliotecario, eccetera eccetera.
Quanto lavoro dietro una singola favola e pensate a quanto lavoro dietro ad un libro intero!

Ma sapete chi dobbiamo ringraziare più di tutto e tutti se la nostra mente è in grado di leggere favole, assorbire concetti, apprezzare descrizioni di mondi lontani e misteriosi e se il nostro spirito viene cullato dalle parole che si susseguono sulla pagina bianca e candida? La grammatica. Sissignori, avete capito bene: ho scritto sul serio “grammatica”.

Cosa capireste delle vicende del Regno di Roncispazzola se io per primo non rispettassi le rigide regole della grammatica e le inflessibili norme della sintassi? Avreste mai potuto conoscere burattini parlanti, cani filosofi e gatti astronauti senza il passato remoto ed il condizionale presente? E che dire del congiuntivo o del complemento oggetto indiretto?

Care lettrici e cari lettori lo so benissimo che imparare regole – e ancor più tributare loro il dovuto rispetto può essere noioso ma cosa capissero i vostri se nelle per leggere ci sarebbe degli erori di gramaticca e così poi che la pagina da leggere senza punti senza virgole virgole e con tantissime ripetizzioni si farebbe un confusione che per capire una favola scritta si facesse senza leggere che tanto non si capisse un tubo di quello che ci fu scritto e allora che il cera una volta non c’ha più un senso? Io penso che era meglio prima con la grammatica a posto.
Infatti se mi stuferei di aplicare le regole nessuno capisse. E non era piacevole. Sicuramente che voi lettori venissero a casa mia la quale per tirarmi le orecchie.

E allora viva la grammatica! Viva la sintassi, l’analisi logica, quella del periodo e viva le maestre elementari!
 
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