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Mercoledì scorso sono andato a fare compere al Centro Commerciale “Spendimeglio” di Castel Pappina, in provincia di Mancalascia. Avevo bisogno di un frullatore per la mia nuova cucina ed ero stato attratto dalla pubblicità che prometteva sconti assicurati ai primi cento clienti e la possibilità di partecipare all’estrazione di un viaggio tutto compreso a Marcellina-a-Mare in occasione della sagra del pesce fritto.

Dopo avere affrontato la tipica ressa del sabato pomeriggio riesco finalmente ad entrare in possesso dell’ultimo meraviglioso modello di frullatore semi-automatico marca Piattoni: il “Megafrulla 3000” – prezzo offerta 145 Euro più IVA. Questo sorprendente elettrodomestico è un vero e proprio concentrato di tecnologia aero-spaziale in grado di tritare, sminuzzare, liquefare, assottigliare e polverizzare ogni tipo di alimento. In più, con l’accessorio “Tritamix”, in vendita a soli 14 Euro e cinquanta in più si possono preparare manicaretti fenomenali tipo i toast o le uova strapazzate.

Contento dell’acquisto e del fatto di essere uscito più o meno indenne dall’esperienza sempre faticosa del centro commerciale, mi reco a casa e appena in cucina mi metto all’opera: ho proprio voglia di un bel frappè alla banana.
Prendo il latte e la frutta dal frigo e mi accingo a mettere in moto l’ultimo gioiello di casa Piattoni. Solo che … solo che il “Megafrulla 3000” è più complicato di una piattaforma petrolifera ed ha una plancia dal design modernissimo con display digitale elettronico e quarantasei tra leve, pulsanti e bottoni di ogni forma e colore. Nessun problema: provo ad azionarlo con l’intuito e l’esperienza, in fin dei conti alle medie ero abbastanza bravo in “Tecnica”.
Schiaccio un pulsante giallo a forma di triangolo e penso: “magari il giallo sta per banane ed affini” e con mia somma sorpresa si apre invece uno sportellino sul retro dal quale esce una piccola pipetta d’ottone e, dalle mini-casse acustiche disposte in bell’ordine sul supporto in titanio, esce una musichetta un po’ scema ed una gentile signora mi annuncia con immotivato entusiasmo che prima di tutto è necessario sincronizzare l’orologio del computer interno secondo il meridiano di Greenwich.
Dopo due ore riesco nell’impresa, ma mi accorgo di avere impostati l’ora esattamente in ritardo di due ore, cioè il tempo necessario a compiere l’operazione. Fa niente, ci riprovo, e questa volta sto attento ad eseguire i complicati passaggi immettendo l’orario di due ore prima. Ma stavolta sono in anticipo di quattro ore e quindi decido di desistere. Pazienza, mi dico, tanto non può essere così importante. Ma il frullatore non ci sta e la solita vocina mi ammonisce così: “Gentile cliente, le ricordiamo che cucinare all’ora sbagliata può nuocere alla salute – si prega di controllare il manuale d’istruzioni allegato”.
E così faccio: ma il manuale d’istruzioni è scritto in quattro lingue, nessuna delle quali conosco (anzi, forse nessuno al mondo le conosce!) e tra le quali spicca l’eschimese e il tipico dialetto della Transilvania.
Incomincio a perdere la pazienza. Prendo allora il latte e le banane e le inserisco nel comporto principale dopo avere sollevato il coperchio numero 3 ed avere posizionato la leva “delta” in posizione 5. Ma lo ammetto: il mio tailandese  un po’ carente e infatti non succede niente. O meglio: qualcosa accade, ma non ottengo il mio frappè alla banana, quanto piuttosto un passato di verdure dal colore sospetto e dal gusto indefinito.
E così via: alle dieci di sera provo a prepararmi un piatto di gnocchi al pesto, ma il frullatore – dopo avere compiuto un paio di piroette davvero fenomenali – mi scodella una tazza di cous-cous e si mette a suonare l’ultimo successo di Lucio Dalla. E il dessert? Mi avrebbe fatto piacere un tiramisù, ma la solita vocetta dopo avermi rimproverato sul fatto di mangiare troppi dolciumi mi ha consigliato gentilmente di pulire invece i filtri e le guarnizioni del serbatoio di mescolamento.

D’accordo; ho faticato come un pazzo, non sono riuscito a cucinare quelle che volevo e ho passato circa tre ore a pulire e lucidare gli ingranaggi del motore principale per assicurare la necessaria manutenzione.
Ma volete mettere la soddisfazione di utilizzare un’attrezzatura che nemmeno la NASA può permettersi per prepararsi uno spuntino? Non c’è niente da dire: la tecnologia moderna è veramente meravigliosa!

Ma chi voglio ingannare? Mercoledì prossimo torno al centro commerciale, e cercherò di farmi cambiare il “Megafrulla 3000” con quel servizio da caffè che piace tanto a mia Zia Lucia.
 
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