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Avete mai sentito la gente lamentarsi del tempo? Beh, certe volte mi sembra che nessuno sia mai contento della situazione meteorologica: quando fa freddo si vorrebbe più caldo, quando c’è vento c’è chi preferisce la nebbia, quando fa umido si pretende il clima secco e così via. Insomma: quando si tratta del tempo siamo tutti un po’ incontentabili. Ma il tempo è com’è: e di certo le lamentele non aiutano a cambiarlo o a sopportarlo meglio.

Ma ci fu una volta in cui gli abitanti di Pescomazzòne avevano assolutamente ragione: qualcosa non andava. Eravamo infatti a metà aprile quando ancora le temperature erano gelide, praticamente prossime allo zero, l’aria tersa e fresca e l’acqua dello stagno fuori dal paese era ancora quasi tutta gelata. Invece della pioggerellina primaverile che tanto bene fa ai campi e ai fiori – quando si rannuvolava – scendevano candidi fiocchi di neve, tanto bianchi e pallidi quanto insoliti ed inaspettati. Invece delle lieve brezza dell’ovest, soffiava una maestosa tramontana che gelava addirittura i pensieri nella testa degli abitanti di Pescomazzòne. Nei bar e nei negozi non si parlava d’altro: dov’era finita la primavera? Che fine avevano fatto i bucaneve e gli uccellini cinguettanti? E – soprattutto – come mai il gelo la continuava a fare da padrone?

La risposta potrebbe sorprendervi: non era certo colpa di Inverno. Il vecchio con la barba algida e color avorio aveva infatti terminato da tempo il suo turno prestabilito di tre mesi: sì, magari era arrivato un paio di giorni in ritardo ed aveva lasciato ad Autunno un compito più lungo del solito, ma si trattava in fin dei conti di un paio di giorni e nulla più. Ma il ritardo che tutti gli abitanti di Pescomazzòne stavano sopportando era di quello da perdere la pazienza: dov’era finita Primavera? Nessuno lo sapeva ed il povero Inverno era costretto a fare la “stagione supplente”.

Ma capirete! Con tutto l’impegno possibile Inverno non riusciva certamente ad imitare le meraviglie di rinascita che era in grado di compiere Primavera: il bianco vecchietto faceva quello che era in sui potere, ma mai avrebbe potuto imitare alla perfezione le qualità di Primavera. Cercò di fare sbocciare le primule, ma gli vennero con i petali di ghiaccio; provò allora a far tornare i merli e i pettirosso, ma invece giunsero in paese un paio di orsi polari; e non andò certo meglio con i semi nei campi o i boccioli sui rami degli alberi.

Gli abitanti di Pescomazzòne erano ormai arrivati al limite della sopportazione: “E’ proprio vero che non ci sono più le mezze stagioni!” dicevano alcuni, oppure: “E’ senz’altro colpa della televisione” e anche: “Qui c’è lo zampino dei servizi segreti”.

La spiegazione di questo mistero, come spesso accade, era invece semplice e buffa. Cos’era successo a Primavera? Niente di particolare … aveva solo dimenticato di caricare la sveglia ed aveva dormito un mese più del consentito. Il 24 aprile finalmente si svegliò: fece colazione, si fece una doccia in fretta e furia, inforcò la bicicletta e raggiunse l’ormai più che infreddolito paese di Pescomazzòne. E subito si mise al lavoro. Piano piano le cose tornarono alla normalità: l’acqua dello stagno si sciolse, spuntarono le viole e fiorirono gli alberi di pesco; gli orsi polari se ne tornarono al Polo Nord e al loro posto giunsero alcune simpatiche famigliole di cinciallegre.

Tutto il paese e tutta la valle erano in festa: Primavera era tornata e con sé tutta la gioia e tutte le promesse di una nuova stagione. Ma sapete chi fu il più contento di tutto? Esatto, il povero Inverno che finalmente poté assaporare il meritato riposo dopo oltre un mese di lavoro straordinario. E per evitare simili sorprese Inverno, prima di tornare a casa, regalò a Primavera una bellissima sveglia elettronica, di quelle che si ricaricano con la luce solare e che non bisogna regolarle nemmeno quando si passa all’ora legale. Assieme alla sveglia c’era una piccola busta con dentro un bigliettino scritto a mano da Inverno: “Alla mia amica Primavera, la grande dormigliona. Quando vuoi che faccia una supplenza, ti prego, dimmelo in anticipo. Ci vediamo l’anno prossimo, tuo affezionatissimo Inverno”.
 
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