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Orazio era un gigante tonto che viveva in Valle Entina. Tonto sì, ma anche tanto buono. Purtroppo per lui Orazio doveva subire le angherie degli abitanti della valle che lo tormentavano in tutti i modi facendogli fare i lavori più umili e pesanti. “Vieni ad arare il mio campo, gigante tontolone!” oppure: “Ho bisogno che tu pulisca il mio pozzo nero! Presto Orazio! Vieni subito o ti buschi una bastonata”. E Orazio, in silenzio e con umiltà, eseguiva i compiti che gli venivano assegnati. In fin dei conti il gigante tonto non aveva mai abbandonato la valle e per lui quella vita di soprusi e fatica era l’unica possibile ed immaginabile: mai avrebbe creduto che la vita di un gigante potesse essere diversa e piena di felicità e gioia. Ma Orazio era fatto così e nonostante tutto tirava a campare. La sua vita era già scritta: lavoro, lavoro e ancora lavoro e alla sera doveva dormire nella stalla con i maiali e le galline.

Un giorno d’autunno, quando la natura stava per addormentarsi prima dell’arrivo dell’inverno e mentre stava cadendo la prima neve, giunse in valle un vecchio viandante. Questi prese alloggio nella Locanda del Cane Zoppo, proprio nel bel mezzo del paese. Il viandante, schivo e solitario, passava le giornate osservando la vita quotidiana della valle e prendeva appunti su un piccolo libriccino di pelle scarlatta. Annotava le abitudini della gente e valutava l’abilità dei contadini e degli artigiani. Quella valle ridente ed assolata gli piaceva parecchio: forse si sarebbe stabilito lì per sempre! Inoltre il vecchio viandante ammirava la forza e la dedizione degli abitanti che riuscivano a strappare dalla dura terra di montagna il necessario per una vita dignitosa: “Chissà come faranno a compiere tutti questi lavori senza l’aiuto di macchinari e prodigi della tecnica?”. Ma la verità venne presto a galla.

Un bel giorno il vecchio viandante vide infatti che nel podere di un certo Tobias un gigante dall’aria bonacciona veniva scudisciato a più non posso mentre sotto un pesante giogo di metallo procedeva all’aratura dei campi
Il vecchio viandante capì ogni cosa: tutto quello che gli abitanti della valle avevano creato e coltivato era in realtà il risultato dello sfruttamento dell’anima buona e del corpo possente del povero Orazio, il gigante tonto. Il vecchio si turbò profondamente e – dopo avere consolato Orazio e avergli detto che lo avrebbe portato con se in città per una vita dignitosa e piena di rispetto – radunò tutti gli abitanti della valle nella piazza del paese.

La gente, incuriosita da una richiesta così insolita, accorse numerosa:
“Abitanti della valle – attaccò il vecchio con voce roboante – siete stati stolti e cattivi! Orazio è un vero dono del cielo, ma voi l’avete sempre trattato con cattiveria. Vi dico però che le sue sofferenze sono oggi finite: incominceranno invece le vostre!”.
E detto questo il vecchio viandante rivelò la sua vera natura di Spirito della Montagna. Prese il suo bastone e lo puntò verso le vette delle montagne circostanti che subito crebbero in altezza fino ad oscurare il sole: la valle da calda e gradevole che era divenne buia, stretta, arcigna e fredda. Solo allora, dopo avere perso la loro ricchezza e la bellezza delle loro terre, gli abitanti di Valle Entina capirono il loro errore e chiesero perdono per il male fatto ad Orazio.
Ma lo Spirito della Montagna era già sparito portando con sé Orazio e quindi non poté sentire le suppliche degli abitanti della valle: da quel giorno fatale la vita colà divenne sempre più difficile e, a causa del freddo e del buio, fu quasi impossibile coltivare i campi ed allevare il bestiame.

La maledizione dello Spirito della Montagna – che scese su Valle Entina per vendicare il male subìto dal povero Orazio – perdura ancora oggi.
Se mai vi capita di viaggiare sulle Alpi e di trovarvi tra il Passo del Monteprato e il Picco della Vedova vedrete verso nord una valle brulla e secca, senza vita e senza alberi: quella è la Valle Entina dove tanti anni fa dei montanari arroganti e superbi furono puniti per avere umiliato Orazio, il gigante tonto.
 
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