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Tanto tempo fa, quando la Terra era ancora abitata da draghi e folletti, viveva nel Bosco di Bruttonero una giovane strega di nome Lucilla. Come tutte le streghe che si rispettino compiva un sacco di cattive azioni: rubava la merenda ai bambini della Scuola Elementare, spaventava le mucche così poi facevano il latte acido, nascondeva gli attrezzi ai contadini e faceva venire il raffreddore agli innamorati. Lucilla, nonostante fosse bravissima nei sortilegi e nella creazione di intrugli e pozioni, si sentiva come un pesce fuor d’acqua ed aveva un grandissimo cruccio: non c’era niente da fare, la vita da strega non le piaceva più. Si era stancata di fare dispetti alla gente e di vivere nell’ombra circondata da pipistrelli, folletti cattivi e gatti neri. Sognava di diventare una fata buona, bella, ammirata e rispettata da tutti: voleva danzare nel sole e festeggiare l’arrivo della Primavera; desiderava fare incantesimi e pozioni d’amore invece di cucinare intrugli così malvagi da fare venire il mal di stomaco per una settimana!

Un bel giorno di primavera, quando la misura era ormai colma, Lucilla decise di dare le dimissioni da strega e di fare domanda per diventare fata: si recò di buon mattino alla Scuola di Fatologia nel Paese di Solecaldo e si iscrisse al corso organizzato dalla Società delle Fate Buone. Il depliant della scuola era molto chiaro: “Diventa fata anche tu in sole dieci lezioni – garanzia soddisfatti o rimborsati – pagamento in contanti”.
A Lucilla non mancava certo l’entusiasmo: si iscrisse alla scuola, seguì con attenzione tutte le lezioni e superò l’esame finale a pieni voti con una menzione d’onore. Finalmente aveva coronato il suo sogno e poteva quindi iniziare una vita nuova fatta di gioia e di felicità.

Dopo essersi iscritta all’Ordine Nazionale delle Fate si comprò un nuovo guardaroba e buttò via i suoi vecchi stracci da strega, le calze a righe verdi e nere e il cappellaccio a punta. Andò dalla parrucchiera e dall’estetista per rendere il suo aspetto più gradevole ed attraente ed affittò una casetta di pandizucchero al limitare del bosco per incominciare al meglio la sua carriera nel mondo della bontà. Mise anche un cartello fuori dalla porta che diceva così: “Fata Lucilla – magìa e felicità per tutti – ricevo su appuntamento”.

I primi clienti arrivarono a frotte, attratti dalla novità e dalla voglia di essere aiutati da una fata così dolce e buona. C’era chi cercava il vero amore, chi voleva trovare un parente lontano e chi più semplicemente voleva curarsi dal torcicollo. Lucilla, per accontentare tutti quanti, si fece in quattro e fece degli incantesimi e delle magie così straordinari che la sua fama si spinse oltre i confini della valle. In poco tempo la Strega Lucilla, sempre triste ed insoddisfatta, era diventata la Fata Lucilla amata e rispettata da tutti.

Ma dopo qualche mese le cose incominciarono a guastarsi: le sue pozioni d’amore facevano litigare le coppie di innamorati, le sue medicine contro il mal di piedi peggioravano il dolore e in più facevano venire la gotta e la diarrea e i suoi filtri di felicità rendeva la gente triste e svogliata. E più Lucilla si impegnava ad aiutare e a rimediare i problemi dei suoi compaesani più combinava disastri. Piano piano nessuno si rivolse più a lei per chiederle aiuto e la fama che aveva accompagnato il suo esordio così fulmineo si era dissolta in un battibaleno.

Lucilla – delusa ed amareggiata – decise di prendersi una lunga vacanza e, mentre si trovava in villeggiatura nel paese di Prendisole, noto per le sue spiagge assolate e per i suoi meravigliosi tramonti, riprese quasi senza accorgersene a fare dispetti alla gente. Incominciò una sera trasformando lo zucchero filato del chiosco di caramelle in fango puzzolente; il giorno dopo evocò un grosso branco di meduse per punzecchiare i bagnanti e, per farla breve, rovinò le vacanze a tutti i villeggianti. Insomma: in poco tempo il paese di Prendisole si era trasformato in un vero e proprio inferno di scherzi e buffonerie.

Ma tutto questo fece un gran bene a Lucilla. Aveva finalmente dimenticato la tristezza che le aveva portato il suo recente insuccesso come fata ed era tornata con convinzione ad essere se stessa: una strega coi controfiocchi. “Sono nata strega e devo essere contenta di esserlo – si disse la saggia Lucilla – meglio essere una strega di Serie A piuttosto che una fata incapace!”.
Detto questo, con serenità e con rinnovata determinazione, Lucilla tornò nel Bosco di Bruttonero, lasciò la casa di Pandizucchero, si rimise in testa il cappello nero a punta e, sicura di essere una strega fino al midollo, visse felice e contenta continuando per tutto il resto dei suoi giorni a fare scherzi e dispetti agli abitanti di Solecaldo.
 
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