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Tanto tempo fa viveva a Roncisvalle un abilissimo orafo di nome Orazio. Il buon Orazio, alla fine della propria carriera creò il suo capolavoro più straordinario: prese della terracotta magica che gli era stata donata dalla Fata del Mare del Vento, la impastò con del finissimo oro zecchino e, un colpetto qua e un colpetto là, gli diede la forma di un bel salvadanaio. L’oggetto era veramente splendido e colpiva per la sua grazia e per le proporzioni delle forme. Ma non era tutto poiché il salvadanaio aveva una caratteristica che lo rendeva unico al mondo. Chi lo avesse posseduto, infatti, avrebbe ottenuto tutto il denaro necessario per comperare qualsiasi cosa avesse desiderato.

Orazio, fiero della sua creazione, si recò al mercato per comperare tante belle cose per sé e per la sua famiglia. Il salvadanaio funzionava a meraviglia: bastava che Orazio chiedesse il prezzo di una qualsiasi delle cose che voleva comperare e – magia! – il salvadanaio sputava le monete d’oro zecchino necessarie all’acquisto.

Il buon orafo era talmente felice che, preso da una strana sensazione di orgoglio e potere, decantò le doti del salvadanaio magico ad un gruppo di mercanti provenienti da Parigi: “Posso avere tutto quello che voglio! Basta che mi si dica il prezzo ed il salvadanaio provvede al necessario”. Che errore! Uno dei mercanti, un venditore di pellami di nome Jacques, colpito dal desiderio di possedere agi e ricchezze, attese Orazio in un vicolo scuro, lo malmenò e gli portò via il salvadanaio.

Orazio, dopo questa brutta avventura, tornò a casa malconcio e turbato: “Che brutta avventura, ma quel che succede conviene sempre – confidò alla moglie il saggio Orazio – evidentemente non era destino che possedessi un bene così straordinario! Meglio così: con tante ricchezze, chissà, mi sarei montato la testa e avrei perso i miei amici e la mia felicità”. Tornò quindi sereno al suo solito lavoro e dopo qualche giorno si dimenticò del tutto del salvadanaio magico.

Ma cosa era accaduto al salvadanaio e al mercante che lo aveva rubato? Presto detto. Jacques accumulò così tante ricchezze che divenne in poco tempo uno degli uomini più potenti e temuti di tutti il Regno di Francia. Grazie al salvadanaio magico poteva soddisfare qualsiasi suo desiderio materiale e poteva pagare senza problemi per ottenere servigi ed utilità. Giorno dopo giorno più accumulava e più desiderava altre cose: non ne aveva mai abbastanza! Carrozze sempre più belle e ville sempre più grandi; servi e giardinieri da tutto il mondo per curare la sua persona ed i suoi maestosi giardini; cibi rari e prelibatezze esotiche. Niente da fare: nonostante possedesse ormai mezza Francia si accorse di essere diventato sempre più solo e sempre più diffidente. Il salvadanaio, un utile strumento per un cuore puro, era in realtà diventato un’arma pericolosissima nelle mani di quel mercante disonesto.

Passarono gli anni e – a peggiorare le cose – la situazione economica generale si fece cupa: il disonesto Jacques aveva infatti “creato” talmente tanto denaro per mezzo del salvadanaio magico che la valuta del Regno di Francia ormai valeva meno di niente.
Il mercante incominciò finalmente a capire il proprio errore e s’affrettò a distruggere il salvadanaio: “Tu sei stato la causa di tutto questo! La tua ricchezza è sempre stata fasulla ed illusoria!”. Ma ormai era troppo tardi, gli errori più grandi erano stati già compiuti: Jacques si intristì così tanto che morì dopo poche settimane abbandonato e diffidato da tutti.

Era stato quindi il salvadanaio magico a rovinare la vita di Jacques il Mercante? Era stato questo strumento straordinario a mandare in crisi l’economia del Regno di Francia? No, cari lettori, niente di tutto questo. Furono l’ingordigia e l’intemperanza del mercante disonesto a distruggere la bellezza di un bene così prezioso.

Questa storia ci insegna che non sono i soldi che rovinano la gente. E’ vero piuttosto il contrario: è la gente che rovina i soldi!
 
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