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Lassù nelle Valli del Grande Gelo viveva da sempre un signore un po’ speciale: barba bianca, giacca e  pantaloni rossi, un po’ sovrappasso…beh, avrete certamente capito di chi sto parlando! Eh no, non è il Signor Guadini, il vecchietto che abita al Mulino del Gallo, quello delle storie infinite sulla sua carriera da cantante da operetta o di quella volta che incontrò un gatto parlante.
I più svegli di voi avranno capito che sto parlando di Babbo Natale; i meno svegli, probabilmente, non stanno nemmeno leggendo queste righe e sono davanti alla tivù a guardare il “Quiz del Milionario”.
Ma torniamo a Babbo Natale e alle sue occupazioni.
La nostra storia accadde in dicembre, poco prima delle festività natalizie e il buon Vecchio vestito di Rosso stava lavorando alacremente al fine di recapitare, entro la mattina del 25, i doni più straordinari a tutti i bambini più buoni.

“Vediamo un po’…un trenino elettrico, un bambolotto di pezza che mangia la verdura cotta al posto dei bambini, un cavallo a dondolo che sa a memoria le tabelline e … e … ecciù … ecciù!”.
Stava accadendo l’incredibile: Babbo Natale aveva preso l’influenza, per giunta poco prima del suo giro di consegne! Tragedia!

Presto, non c’era tempo da perdere!
E il Vecchio vestito di rosso si precipitò presso l’ambulatorio del Dottor Cicoria, specializzato in vie respiratorie e viali del tramonto.
“Caro signore – disse il medico con fare serio tipico di un medico laureato all’Università del Cioccolato – lei si è buscato una bella influenza! Non mi dica che si è scordato di prendere il vaccino!”.
Babbo Natale – se possibile – diventò ancora più rosso: era proprio così, il vaccino era stato dimenticato. Infatti, qualche settimana prima, invece di andare a fare il vaccino come tutti gli anni il buon Vecchietto era stato a giocare a bocce con gli amici di sempre giù al circolo ricreativo del Dopolavoro Ferroviario.
“Mi raccomando adesso – incalzò Cicoria – brodo caldo, tanto riposo sotto le coperte e soprattutto niente corse al freddo sulla slitta, altrimenti le cose potrebbero peggiorare e le potrebbe perfino cadere la barba! Non si sa mai!”.

Il Dottor Cicoria era stato fin troppo chiaro: la malattia era grave ed andava curata con urgenza e ciò non avrebbe permesso a Babbo Natale di compiere il suo solito compito natalizio.
Ah! Che tristezza! Quanti bimbi avrebbero pianto il giorno del 25 senza i regali tanto attesi! Ah, quanti genitori disperati!

Il Vecchio vestito di Rosso tornò quindi alla sua casa di Via dell’Inverno e mentre saliva le scale del suo condominio singhiozzava e si disperava per quel destino così crudele.

Giunto però al 3° piano Babbo Natale incrociò il piccolo Matteo – figlio di un povero minatore e di una donna delle pulizie – e che abitava nella vecchia soffitta umida del condominio.
“Perché piangi? A Natale tutti sono felici…anche la mia famiglia lo è! Eppuire siamo così poveri…”.
Il Vecchio spiegò la situazione al piccolo Matteo: “Capisci? Il Natale è rovinato, ed è tutta colpa della mia stupida influenza! Adesso nessuno potrà consegnare i regali e tutti i bambini del mondo non ameranno più Babbo Natale! Ci vorrebbe un miracolo, ma un miracolo così straordinario potrebbe avvenire solo con un grosso sacrificio!”.
Babbo Natale si spiegò meglio: occorreva che qualcuno prendesse il suo posto… ma per realizzare questa straordinaria magìa un bambino dal cuore d’oro e dalla speranza d’argento avrebbe dovuto sacrificare il suo giocattolo più prezioso.

Sùbito Matteo rimase un po’ stranito perché non si era mai accorto che il suo vicino di casa era in realtà Babbo Natale. Ma dopo questo primo momento di stupore il piccolo Matteo – che leggeva tante favole ed era quindi convinto che tutto può accadere – si fece avanti e mise nelle mani del Vecchio vestito di rosso il suo orsacchiotto di pezza.
“Non voglio che il Natale di tutti i bambini del mondo sia rovinato! Spero che il mio sacrificio porti tanta gioia e felicità! Il mio orsacchiotto Papino è vecchio e spelacchiato ma io gli voglio tanto bene! E’ il mio unico giocattolo … prendilo e fa’ ciò che devi”.
“Ti rendi conto che forse non potrai più vedere Papino dopo questa impresa?”.
Ma Matteo aveva deciso e con il cuore gonfio di tristezza ribadì di essere pronto a perdere il suo orsacchiotto per il bene di tutti.
“Molto bene – fece Babbo Natale. Che la magìa delle feste si compia di nuovo”.
E dopo queste parole una luce calda e fredda e d’oro e d’avorio avvolse i tre e … sorpresa!!! Papino era diventato un orsacchiotto animato! Senza perdere tempo e senza salutare (era in infatti in missione urgentissima!) riempì il sacco dei regali e salì sulla slitta pronto per recapitare quei doni tanto preziosi. Matteo e Babbo Natale salirono sul terrazzo e guardarono con speranza e trepidazione la scia d’argento che aveva lasciato la slitta.

I due si salutarono consapevoli da avere fatta la cosa giusta. E così fu. Papino entrava nelle case dei bambini buoni con passo leggero – in questo aiutato dai suoi zampotti di pezza! – e lasciava ogni genere di doni e leccornie!

I bambini di tutto il mondo non seppero nulla di tutto ciò. Non seppero che, per una volta, i doni non erano opera di Babbo Natale ma erano stati portati dall’orsacchiotto di pezza di un piccolo bambino come loro.

La mattina seguente Matteo si alzò presto e si sentì molto solo senza il suo Papino. Ma forte era anche la convinzione di avere agito per il bene. Sì lavò, si vestì e raggiunse i suoi genitori per la colazione. Poche cose, ma preparate con cura ed amore e … ma cosa era successo?!

L’intera casa era cambiata! Non era più una vecchia soffitta umida e cadente ma piuttosto una bellissima mansarda arredata con calore ed intelligenza. E quanto era imbandita la tavola! E quanto alto e rigoglioso era l’Albero di Natale! E quanti pacchi e pacchetti ai suoi piedi! E quanto risplendevano le luci del presepio!
“Matteo, guarda – disse la mamma – è accaduto un vero miracolo!”. E da sotto il tavolo Matteo scorse una forma famigliare … sì! Avete indovinato!!! Era proprio lui!!! Il piccolo orsacchiotto Papino!!! Ma non era più sgualcito e bruciacchiato, ma bensì tutto pulito profumato con in dosso un vestitino scarlatto di seta!!! Matteo, preso con sé Papino, corse giù per le scale per ringraziare Babbo Natale ma arrivato al pianerottolo del terzo piano non trovò nessuno, anzi, non c’era nessuna porta!

A questo punto Matteo non sapeva più cosa credere … ma allora chi era quel vecchietto vestito di rosso che aveva incontrato al sera prima? E tutto questo era reale o solo un sogno? Il piccolo era però tanto buono quanto saggio e pensò che certi misteri non dovrebbero essere mai indagati.

Risalì le scale, entrò nella casetta che finalmente era tanto bella di fuori quanto era pulita e sincera di dentro, e guardò intensamente gli occhietti di Papino. Giurò di avere visto un bagliore intenso, ma forse si era sbagliato. Papino, alla fine, era solo un semplice orsacchiotto di pezza.

Babbo Natale, finalmente guarito dall’influenza, stava già volando con la sua slitta verso il Polo Nord, in realtà la sua vera casa. “Grazie Matteo, grazie Papino”.

Un bambino generoso ed un orsacchiotto di pezza avevano appena salvato il Natale.

 
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